L’EDITORIA COME STRUMENTO PER VALORIZZARE E DIFFONDERE IL PATRIMONIO CULTURALE : Metti una redazione a scuola!

 

Il progetto di alternanza scuola lavoro “Metti una redazione a scuola” è frutto di una convenzione che il Liceo G. Lombardo Radice di Catania ha stipulato con la rivista “Incontri La Sicilia e l’altrove” www.edizionincontri.it.

Questa redazione ha avuto come protagonisti gli studenti del liceo linguistico della classe 3 LG, come tutor esterno il dott. Elio Miccichè, direttore editoriale della rivista, appunto, e come tutor interno la prof.ssa Marcella Labruna.

In realtà sul campo abbiamo avuto esperte titolate nel settore, che nell’arco di un mese hanno organizzato insieme ai ragazzi il lavoro che verrà pubblicato nel mese di luglio nella prestigiosa rivista.

E quindi la dott.ssa, Giamina Croazzo, membro del comitato direttivo di Incontri, la giornalista dott.ssa Lucia Russo e la prof.ssa Gloriana Orlando.
Un parter di studiosi che da anni collabora con l’amministrazione dei beni culturali alla valorizzazione del nostro patrimonio. Buona lettura con l’editoriale del direttore Elio Miccichè su questa esperienza.

 

  

Marcella Labruna
referente per i beni culturali del liceo Lombardo Radice

 

 

Il liceo è una palestra formativa che dovrebbe rendere flessibile le giovani menti di fronte alle dinamiche sempre più turbolente della società, dell’economia e del lavoro. Ma la Flessibilità può sfiorire velocemente, come certi fiori di cactus nell’arco di un giorno, se non è accompagnata da qualcos’altro che ha da fare anche con l’esperienza.
Questo qualcosa si declina in due modi: Curiosità e Creatività. La prima spinge una persona a sapere, la seconda dipende dalla capacità produttiva della fantasia individuale. Queste due qualità possedevano i Greci che, navigando in lungo e in largo fino all’approdo in Sicilia, divennero nostri illustri antenati.
Il progetto di Alternanza Scuola Lavoro realizzato con la III LG del Lombardo Radice di Catania è stata un’esperienza e un’immersione nel settore giornalistico. Le lezioni volevano essere per gli studenti un’occasione per mettere alla prova la loro curiosità e creatività. Non significa che essi diventeranno
giornalisti o editori – possiamo solo augurarcelo - ma che, se il loro animo sarà ben disposto, l’opportunità concessa potrà lasciare tracce significative.
Non è facile, oggi, essere circondati da un nemico subdolo, in grado di esaltare o dissolvere le due qualità: la Rete, uno degli argomenti dei nostri incontri. Uno strumento più irrequieto di un cavallo da rodeo: solo se domato non scalzerà dalla groppa. Uno dei modi possibili è uscire dall’isolamento creato dal perenne bombardamento di immagini e di notizie provenienti dalla rete, e impedire l’ingolfamento della nostra mente, subissata di immagini su immagini. Bisogna lasciare uno spazio libero per elaborare le informazioni esterne.
Voler fare un buon giornale significa, oltre a essere curiosi e creativi, volere l’Impossibile. Una sfida che deve scattare senza se e senza ma. Non fermarsi a contemplare la Luna per cantarla o elevarla a lirica. No! Bisogna lanciare la sfida e andarci. Parlando di difesa dell’ambiente o di clima impazzito, non basta essere d’accordo. No! Volere l’impossibile significa agire e incidere come Greta Thunberg, la sedicenne svedese che ha mosso centinaia di migliaia di giovani, preoccupati per il futuro della terra.
Nel nostro piccolo l’impossibile è stampare un giornale, oggi arrivato al suo settimo anno, che possa anche incontrare e, in questo caso ospitare, la creatività di giovani menti.


Elio Miccichè

 

METTI UNA REDAZIONE A  SCUOLA   di Lucia Russo

 Al primo incontro, i ragazzi di III LG sembravano alquanto preoccupati. Venticinque volti schierati dietro i monitor, qualcuno ripiegato sulla tastiera, altri poggiati di sbieco sul palmo della mano, altri ancora, in asse con la schiena eretta. Venticinque sguardi ben fermi e all'erta, in attesa di istruzioni per il loro primo, e particolare, ingresso nel mondo del lavoro. Come stupirsi del plausibile timore di venticinque liceali calati a vestire i panni di giornalisti, a catapultarsi in un ambito lavorativo vasto e composito quale quello editoriale è?

Questa legittima ansia è stata tuttavia messa subito a tacere affrontando il compito loro proposto. Se l'organizzazione in gruppo li ha fatti sentire più "al sicuro" dal lavoro individuale, il vincolo del tempo (breve) entro cui realizzare il pezzo - di volta in volta richiesto per l'esercitazione di laboratorio - li ha mobilitati "a fare" tralasciando i timori. Li ho così visti passare da iniziali momenti di smarrimento ad altri di scoperta e poi di soddisfazione ad ogni articolo finito, pur comprendendo essi stessi quanto lavoro ancora richiedesse quella scrittura. Indipendentemente dall'estensione e/o dall'approfondimento realizzato, penso che da un punto di vista collettivo i ragazzi abbiano apprezzato tanto la modalità collaborativa di lavoro  quanto l'ambito d'indagine, ovvero l'archeologia, riguardo cui scrivere l'articolo finale.
Non sono mancate le curiosità espresse tanto sugli argomenti, quanto sugli aspetti organizzativi, regolamentari e consuetudinari del mondo editoriale e giornalistico, segno forse di un'avvertita (e reale) complessità del settore e della professione, che non si poteva affrontare esaustivamente in questa fase del progetto.

Prescindendo dalle capacità d'iniziativa individuale e/o di elaborazione delle nozioni e degli strumenti ricevuti, a mio parere, la classe si è lasciata guidare sperimentandosi in un compito da adulti, in un campo di grande responsabilità quale è quello della comunicazione in ambito culturale.
Nel terzo ed ultimo dei miei incontri - che ha visto la consegna del pezzo/proposta finale di ciascun gruppo per la rivista Incontri.La Sicilia e l'altrove -, negli ultimi istanti del tempo concesso, tra la concitazione generale, il frastuono di tastiere nervose, i confronti agitati sulle ultimissime correzioni e sulla posizione delle foto a corredo, risuonava alle mie orecchie la voce sentenziosa di una studentessa: «la prossima volta, le foto le voglio tutte prima!»
Ecco! Se già - cari ragazzi…dico a voi - vi siete proiettati in una prossima volta, se vi siete dispiaciuti che il pezzo finale non abbia rispecchiato fedelmente le vostre intenzioni, se vi è parso di non aver trovato le parole esatte, se avete pensato, d'ora in poi, d'incrementare la lettura, di scrivere più spesso, se vi è venuta voglia di riscrivere tutto il pezzo (e mannaggia che non c'è più tempo!), bene, avete saggiato proprio l'aria di una redazione!

 

Articolo di aetnanet 08 04 2019

http://www.aetnanet.org/scuola-categoria-alternanza-scuola-lavoro-129.html